Mostre

Il Museo del Rock propone una mostra permanente che ripercorre decenni di storia musicale e culturale attraverso chitarre e strumenti originali legati ai grandi artisti del genere. Accanto a essa, le mostre temporanee mettono il focus su epoche, scene o voci specifiche per leggere il rock da nuove prospettive.

Collezione permanente

Un percorso attraverso la storia del rock tramite una collezione di chitarre e strumenti originali, e mostre temporanee che ampliano il racconto.

La collezione permanente

Il museo è organizzato come una linea del tempo sonora: dalle radici afroamericane del blues ai maxi-concerti in stadio e alle nuove generazioni del 2000. In ogni sala, le chitarre e i bassi originali dialogano con immagini, audio e contesto storico affinché il visitatore capisca come sia cambiato il rock, ma anche il mondo che lo circondava.

La collezione permanente

Anys 40–50

Origini del rock

In questo primo spazio vengono presentate le radici afroamericane del rock a partire dal blues elettrico e dal rhythm & blues.

B. B. King e la sua iconica “Lucille” incarnano il passaggio dal blues da club a un linguaggio elettrico, intenso e profondamente emozionale.

La collezione permanente

Anni 50-60

Nascita del rock
e l’invasione britannica

Qui il rock and roll diventa un fenomeno giovanile globale e comincia a trasformare intere culture.

The Beatles appaiono come seconda generazione del rock e simbolo di un cambiamento culturale che attraversa musica, moda e modi di vivere. La scena britannica si dispiega con figure come Eric Clapton (Yardbirds, Cream), ponte tra il blues elettrico e il rock più duro.

La collezione permanente

Fine 60-70

Stanza Woodstock: controcultura e psichedelia

Una sala immersiva a 360° colloca il visitatore nell’immaginario di Woodstock e della controcultura della fine degli anni Sessanta.
La chitarra di Carlos Santana ricorda la fusione tra rock e ritmi latini che ha segnato il suo passaggio al festival.
Joe Cocker e altre voci dell’epoca evocano il rock inteso come esperienza collettiva e comunitaria.
Il racconto include nomi come Janis Joplin, Jimi Hendrix o The Who, chiave per capire la psichedelia e la rivolta culturale, anche se non tutte le loro chitarre fanno parte della collezione.

La collezione permanente

Camera anni ’70

Era dei negozi di vinili e dischi

Il decennio degli anni Settanta si spiega tanto dal suono quanto dal modo di ascoltare musica. Led Zeppelin / Jimmy Page esemplificano il rock duro che apre la strada verso l’heavy metal. Pink Floyd rappresenta il rock progressivo e i concerti concettuali, dove la messa in scena fa parte del racconto. La fase solista di Eric Clapton mostra un blues rock più d’autore.

Allo stesso tempo, si introduce la democratizzazione dell’ascolto:
il vinile, l’alta fedeltà domestica e la nascita della cultura
del collezionismo, con i negozi di dischi come
spazi sociali e di scoperta.

La collezione permanente

Camera anni ’80

“era MTV” e hair metal

Ambientata come un negozio di dischi che guarda verso l’esplosione visuale degli anni Ottanta. Le chitarre di Richie Sambora (Bon Jovi) o Slash (Guns N’ Roses) parlano di un rock da stadio che combina riff memorabili e una forte carica d’immagine.

La presenza di Def Leppard, Whitesnake o Van Halen si collega alla figura del “guitar hero” e all’estetica hair metal.
Kiss, con le chitarre di Paul Stanley, mostra come il rock incorpori trucco, scenografia e personaggi come parte essenziale del suo linguaggio.

La collezione permanente

Sala MTV

Rock dello spettacolo,
il videoclip e le identità estreme

Questo spazio pone il focus sulla teatralizzazione, il videoclip e la personalizzazione estrema degli strumenti.

Kiss riappare come paradigma di un rock scenico, con chitarre caricate di strass e design impossibili. La chitarra “dipinta col sangue” di Steve Vai (Jem2kDNA) esemplifica fin dove può arrivare la fusione tra virtuosismo e iconografia. Il racconto si apre al rock gotico e alternativo con The Cure (Robert Smith, Pearl Thompson) e alla scena grunge e anni Novanta con Nirvana e Pearl Jam, mostrando un cambio di tono: dall’eccesso a un’espressività più cruda.

La collezione permanente

Stadio Sala

Concerti rock e macro da stadio

Qui il rock si vede come uno spettacolo di grande formato, capace di riempire stadi in tutto il mondo.

AC/DC (Cliff Williams) rappresentano il rock diretto ed energico pensato per le masse. Guns N’ Roses / Slash e Metallica / Kirk Hammett illustrano come l’hard rock e il metal diventino fenomeni globali, con chitarre personalizzate trasformate in icone. U2 e Pink Floyd mostrano la dimensione più narrativa e audiovisiva del rock da stadio, con tour che combinano politica, tecnologia e grandi produzioni. Kiss chiude questo universo con pirotecnica e scenografie gigantesche.

La collezione permanente

Garage

Rock anni 2000
e nuova generazione

Uno spazio dedicato alla continuità e alla trasformazione del genere a partire dagli anni 2000.

Franz Ferdinand si collega all’indie rock britannico e al ritorno a strutture più minimaliste e ballabili.
Linkin Park incorpora il nu metal e la fusione con l’elettronica e l’hip-hop.

Blink-182 i l’escena pop-punk posen l’accent en l’energia juvenil i l’humor, mostrant com el rock continua renovant-se i parlant a noves generacions.

La collezione permanente

Stanza finale

Il concerto

La visita culmina con un mini-concerto olografico dove un musicista virtuale suona con le chitarre originali del museo.

In questo spazio si possono ascoltare frammenti di brani associati a: B. B. King, The Beatles, Led Zeppelin, Santana, AC/DC, Metallica, Guns N’ Roses, Nirvana, The Cure, U2, tra gli altri. Chiudiamo il percorso ricordando che il rock, prima di tutto, è qualcosa che si vive con il corpo e con il suono.

Mostre temporanee

Ogni stagione, il museo incorpora una mostra temporanea che approfondisce un artista, una scena o un tema specifico: da un periodo storico concreto a un movimento, un territorio o uno sguardo di genere sul rock. Queste mostre permettono di tornare al museo e scoprire nuovi strati di una storia che non finisce mai.

“In anticipo sui tempi”
visionari che hanno scosso il loro presente

Un viaggio irregolare nel tempo: entriamo nel 1955 fittizio di Back to the Future e poi saltiamo verso incidenti reali, dischi incompresi e scenari che hanno cambiato le regole del gioco. Ogni sala collega pezzi iconici —strumenti, oggetti cinematografici, copertine, fotografie— con timeline, critiche e piccole domande affinché il visitatore capisca come alcuni artisti si siano anticipati al loro tempo e come, decenni dopo, il mondo abbia finito per adottare ciò che un giorno sembrava strano, esagerato o impossibile.

Fino a dicembre 2026